giovedì 9 febbraio 2012

Storie di vita vissuta: Bertina la cuoca assassina

Quand'ero piccolo, poiché ero figlio d'un operaio di una grossa azienda internazionale, venni spedito a calci in culo al mitico, insuperabile ma alquanto discutibile asilo della grossa azienda internazionale, ove noi bambini venivamo educati ed addestrati allo scopo di farci diventare degli ottimi operai della grossa azienda internazionale.
La grossa azienda internazionale diceva ai nostri genitori che offriva loro un servizio di tipo "tedesco"
i nostri genitori comprendevano che "tedesco" stava per "grossa azienda internazionale che garantisce ai suoi operai la custodia dei figli con metodi e strutture di respiro europeo"
La grossa azienda, di par suo, per "tedesco" intendeva "campo di concentramento rieducativo per figli di operai di merda" ove i bambini entravano pargoli ed innocenti ed uscivano operai e bestemmianti, in una catena umana di produzione che si sarebbe conclusa solo con la morte dell'individuo.
Vari ricordi si accumulano nella mia testa se con la memoria vado indietro sino a quei giorni passati in quella sotto specie di asilo di merda: la bambina che si cagò addosso e per paura di essere picchiata dalla maestra si mangiò tutto il risultato finale della sua digestione, dei vari tentavi di fuga dall'asilo sempre finiti in un bagno di schiaffi, di come venivano puniti e messi in ridicolo quei bambini che presentavano incapacità congenite nell'atto motorio... ma solo un ricordo tra questi è ancora vivo nella mia mente, talmente vivo che anche in questo momento il solo pensiero mi acceca la mente di paura: Bertina la cuoca assassina.
Com'è ben noto, i bambini disprezzano ogni tipo di verdura e cercano di non mangiarla in tutti i modi possibili: pianti, grida, sceneggiate irritanti; i nostri genitori, nell'ambiente domestico, già sviliti dalle troppe ore di lavoro e dagli stress della vita di tutti i giorni, di fronte al nostro disgusto per i piatti di spinaci o carciofi, spesso si arrendevano rifilandoci qualche schifezza in scatola, Bertina la cuoca assassina no
Al grido di "io ve l'ho cucinato  e ora voi ve lo mangiate" Bertina usciva dalla sua cucina e andava alla ricerca di qualche bambino che avesse lasciato qualcosa nel piatto; a quel punto partiva la sinfonia di bocche dilatate a forza, lamenti strozzati dal cibo che violentemente veniva infilato in gola, pianti di disperazione e poi il rumore dei rigurgiti, il vomito che scrosciava a terra, tanti bambini vomitavano e l'odore del vomito rendeva l'aria irrespirabile così che altri bambini, divorati dalla nausea, vomitavano a loro volta generando, nella mensa dell'asilo dell'azienda internazionale, un lago di vomito su cui altri bambini scivolavano ricoprendosi di vomito ma questo spettacolo non impressionava la cuoca Bertina che non si placava fino a che non vedeva che il cibo nel tuo piatto era finito. Vedersi arrivare addosso la Bertina non era un bello spettacolo: era una donna robusta, bassa, coi capelli crespi, lo sguardo ottuso e violento, era capace di prenderti a schiaffi se ti ostinavi a non aprire bocca e a non farle finire il suo lavoro; una volta, ma non so se fosse realtà o incubo (frequentissimi a quell'età incubi con lei come protagonista), fece rimangiare ad una bambina un qualcosa che quest'ultima aveva appena vomitato.
Tutt'oggi come vedo un piatto di carciofi, cardi, asparagi o qualsiasi altra cosa commestibile di colore ver,de davanti ai miei occhi ricompaiono quelle scene violente, quelle scene orride e disgustose, quelle scene che ci hanno insegnato solamente che nella nostra vita tutto sarebbe stato un obbligo da lì in poi e poche e casuali volte saremmo stati avvolti dal senso del piacere ed in questo Bertina ci fece da boia e da maestra al contempo, traghettandoci, a costo zero comunque, verso la sponda più impervia e priva di gioie: il mondo del lavoro all'interno della grande azienda internazionale ove però nessuno di noi entrò mai a lavorare poiché da lì a pochi anni la fabbrica iniziò a licenziare i suoi dipendenti che, da 15000 che erano, scesero a 3000 unità nel giro di pochi anni: la grande azienda internazionale spostò buona parte della produzione nell'est Europa dove gli operai non rompono il cazzo coi diritti sindacali, dato che son morti di fame più degli italiani, e i loro figli in età d'asilo son già per le strade a spacciare per la mafia polacca e a farsi iniettare il fango per stordirsi.
L'asilo venne quindi chiuso e Bertina venne spedita a calci in culo chissà dove
suo marito (si, incredibile ma aveva anche un marito) morì qualche anno dopo
Noi diventammo tutti disoccupati, alcolizzati e tossicodipendenti
Grazie Bertina
Grazie grande azienda internazionale
Grazie

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.